Spaventoso, e mai più dovrà succedere, quanto accaduto a Crans-Montana in Svizzera. Più di quaranta ragazzi deceduti e 118 feriti di cui molto gravi.
Un locale di moda che brucia a 500/600°.
Ragazzi che per qualche decimo di secondo filmano, poi il fuggi fuggi generale.
Ed una miriadi di corpi che prendono fuoco, per finire essere bruciati, carbonizzati.
Seguono una pioggia di critiche. Quando? Nel momento del dolore più acuto, dove il silenzio dovrebbe essere l’unico lingiaggio previsto.
Senza alcuna pietà del momento, seguono attacchi ai ragazzi e poi ai genitori.
A quell’età il rischio non è una categoria mentale. Non perché manchi l’intelligenza, ma perché manca l’esperienza emotiva del limite.
Si vive nel presente, con un senso di potenza che non è arroganza, ma immaturità neurologica normale.
Il cervello adolescente non valuta il pericolo come fa quello adulto: lo sottostima, lo rimanda, spesso lo nega.
L’unica condanna da fare è per chi non ha agito, colpevole di una irresponsabilità totale, dobbiamo mettere un punto fermo su quanto fondamentale sia la sicurezza.
Troppo spesso sottovaluta, e relegata in qualche caso all’utilizzo dei soli estintori.
Dalle notizie che emergono, nella trappola mortale del locale svizzero poche le misure di sicurezza adottate.
Non possiamo più immaginare che accadano simili tragedie per assenza di responsabilità, ed ancor di più, per mancanza di controllo.
I proprietari, adesso, sono indagati. Che paghino. Tutto.
Ci uniamo al dolore delle Famiglie, e ringraziamo tutti coloro che stanno intervenendo, partendo dal Governo italiano.

