E’ cronaca di questi giorni, l’utilizzo di piattaforme digitali e gruppi social finalizzati alla cannabalizzazione di donne (molto spesso ignare) di quanto stia loro accadendo.
Le nostre Organizzazioni sono impegnate da diversi anni su Sexting, Revenge Porn e Deep Fake, testimoniandone la pericolosità, anche nelle fasce più piccine.
Non siamo state ascoltate per come chiedevamo.
Siamo nella fase intermedia del crimine (tale è), avremo un effetto lungo molto complicato.
E’ urgente l’intervento, anche di tipo culturale ed educativo in ambito scolastico. Bisogna entrare nelle scuole ed ascoltare cosa dicono, come lo dicono, chiedere i loro anni e proiettarsi nel futuro.
Non ci siamo mai fermate, e mai ci fermeremo.
Siamo vicine a tutte le donne e le giovani ragazze violate dall’abisso digitale.
EDITORIALE
Ci siamo rese conto di come si stesse diffondendo il fenomeno del Sexting durante un incontro avvenuto 5 anni fa, in una scuola media (invio e foto digitali a sondo sessuale). Cominciava ad essere imponente la presenza dei social nelle nostre vite, e la condivisione sempre più pressante delle immagini. Il nostro era un invito a mantenere riservatezza, ma si è subito compreso che ci fosse dell’imbarazzo. Da lì, l’intuizione di procedere con un impegno strutturato.
Il nostro impegno pubblico ha portato una quantità sempre più crescente di testimonianze, richieste d’aiuto e preoccupazioni.
Coinvolte varie fasce generazionali, dai 10 anni in su.
Gli incontri nelle scuole sono stati sconvolgenti per diverse ragioni: il linguaggio utilizzato, l’interiorizzazione che si tratti di un comportamento comune, anzi, l’aver chiesto da estranei (che agganciano loro dai social) foto e video risulta una premialità.
Nell’adolescenza, si ritiene normale ricevere foto e video di altre ragazze. Un giro di giostra, una risata, e via alla condivisione.
Nel mondo adulto, lo si fa liberamente, pensando che si stia vivendo in maniera complice, ma la storia insegna che tutto diventa utilissimo per far male alla donna.
Ascoltare i casi, ti fa comprendere come si siano trasformati i comportamenti social-i.
Esempio, tra i più banali. Uno screzio tra fidanzati, e lui contestualmente mette la loro intimità nella Chat wtsp tra amici.
Soltanto, in quel momento, scatta il panico.
La violenza digitale sessuale è facile, potentissima, di libero e facile accesso. Di distruzione, emulazione e capace di riempire le fantasie. E soprattutto, la si crede impunita.
Sono due anni, che diciamo quanto il punto di ritorno fosse iniziato, in virtù della mole di materiale che si stava caricando in rete, e della forte incisione che ha avuto la Pandemia su tutto questo.
Revenge Porn e Deep Fake, in marcia trionfale.
Sono spuntate foto e video di decenni passati. L’aver comunicato un matrimonio nei social, ad esempio, ha portato l’ex partner ha diffondere intimità vissuta 8 anni prima.
Abbiamo una vastità di casi e motivazioni, impressionante.
Adesso, cosa sta accadendo? Continuiamo a ricevere messaggi, anche vocali, di donne che non riescono neanche più a raccontare la loro storia. Sono al punto finale, vittime di Revenge Porn, di commenti pietosi, di corpi costruiti. Con un elemento certo, la loro riconoscibilità. Sono donne che hanno bisogno di condividere la vergogna subita, sapere che devono denunciare, ma che quella foto e quel video rimarranno per sempre in rete.

